persia

Abdallah l’infelice

Viveva un tempo, in una remota città dell’Oriente, un vecchio saggio.

Chi voleva ricevere consiglio, si recava alla sua tenda sul calare del tramonto. Il vecchio lo ascoltava, faceva domande, aiutava a trovare una soluzione.

Un giorno, venne alla tenda un giovane principe. Era bello, ricco, vestito delle stoffe più pregiate, ma camminava curvo e i suoi occhi erano spenti.

Il giovane disse che, da un po’ di tempo a quella parte, nulla lo rendeva felice. La vita gli era diventata un peso, così insopportabile che stava pensando di togliersela.

Il vecchio gli disse di tornare da lui dopo un anno. In quell’anno, avrebbe dovuto viaggiare, visitare quanti più luoghi poteva, circondarsi di arte e di artisti, ascoltare musiche, vedere danze, leggere libri, conoscere luoghi.

Il giovane ringraziò e se ne andò.

Dopo un anno tornò e, se possibile, era ancora più infelice di prima. Disse che era ormai quasi convinto che la morte fosse per lui l’unica via d’uscita.

Il vecchio riuscì a convincerlo a rimandare la decisione ancora di un anno. Gli disse di vivere quell’anno come un uomo che ha già deciso di morire e di impiegare il suo tempo a lasciare quanto un buon ricordo di sé. Di aiutare i bisognosi, di usare i soldi che non gli sarebbero più serviti per i poveri, di essere sempre gentile e cortese con tutti.

Di nuovo, il giovane ringraziò e se ne andò.

Quando passò l’anno, il vecchio si preoccupò molto nel non vederlo tornare. Aspettò per diversi giorni e settimane. Solo quando ormai aveva perso le speranze, il giovane riapparve davanti alla sua tenda.

I suoi vestiti erano poco più che degli stracci, ma il suo portamento era fiero, il suo volto sorridente, i suoi occhi luminosi.

Il giovane disse di aver trovato nell’aiutare gli altri ciò che non era mai riuscito a trovare in tutte le sue ricchezze: un motivo per vivere ed essere felice.

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