castello

La cerva fatata

Viveva un tempo a Lungapergola un re che non riusciva ad avere figli. Lui e la sua regina avevano provato mille rimedi, ma nessuno aveva funzionato. Quando ormai aveva perso le speranze, venne al suo castello uno stregone, che disse al re di procurarsi il cuore di un dragone marino. Il cuore doveva poi essere cucinato da una donna vergine e servito come pasto alla regina. In questo modo, ella sarebbe senza dubbio rimasta incinta.

Il re decise di provare; riuscì a procurarsi il cuore di drago e lo diede da cucinare a una giovane serva. Tanto potente fu però l’effetto del rimedio che non solo la regina rimase incinta, ma anche la serva che aveva cucinato il cuore.

La regina e la serva partorirono nello stesso giorno due bambini che si somigliavano come fratelli; a quello della regina venne dato il nome di Fonzo, a quello della serva di Cannerolo.

I due crebbero come fratelli, provando un istintivo e profondo affetto l’uno per l’altro. La regina, però, vedeva di cattivo occhio il fatto che Fonzo fosse tanto legato al figlio di un serva.

Così, quando i due erano ormai cresciuti, con dispetti e minacce spinse Cannerolo a lasciare Lungapergola.

Fonzo, che non sapeva le vere ragioni della partenza dell’amico, era molto triste. Cannerolo allora piantò un pugnale nel giardino del palazzo, e da lì sgorgò una fontana.

“Per sapere come sto, guarda l’acqua di questa fontana” disse. “Se la vedrai limpida, vorrà dire che sto bene. Ma se comincerà a diventare sporca, vorrà dire che sono in pericolo.”
Cannerolo partì. Dopo aver viaggiato, giunse alla corte di un reame vicino. Qui fece tanto una buona impressione, che il re gli diede in sposa sua figlia.

Un giorno Cannerolo ebbe voglia di andare a caccia. Il re gli disse di stare attento, perché nella foresta viveva un orco capace di assumere molte forme diverse per ingannare i viandanti, catturarli e mangiarli.
Mentre cacciava, Cannerolo fu sorpreso da un temporale. Allora, si rifugiò in una grotta e accese un fuoco. Non passò molto che una bellissima cerva si affacciò sull’ingresso.

“Di grazia, posso venire a scaldarmi accanto al vostro fuoco?” chiese la cerva.

Cannerolo rispose di sì.

“Voi però  avete dei cani da caccia, e delle armi. Chi mi dice che, appena io sarò entrata, voi non vogliate uccidermi? Come garanzia per la mia incolumità, vi chiedo di legare sia cani che armi, in modo da non potermi nuocere.”
Cannerolo accettò. Ma la cerva, appena entrata, si tramutò in orco, attaccò Cannerolo e lo imprigionò in una stanza segreta della grotta stessa.

Il giorno dopo, quando Fonzo si recò nel giardino del palazzo, vide che l’acqua della fontana era diventata giallastra. Preoccupato, partì subito alla ricerca dell’amico.

Riuscì ad arrivare alla corte del suocero di Cannerolo, seppe che l’amico mancava da diversi giorni dopo essere andato a caccia, partì anche lui per la foresta con cani e armi da caccia.

Anche Fonzo fu sorpreso da un temporale e trovò rifugio nella stessa grotta. Qui, rimase molto sorpreso nel trovare i cani e le armi dell’amico legate lungo la parete.

Anche lui accese un fuoco e anche a lui comparve la cerva che chiese di potersi scaldare, ma di legare armi e cani. Fonzo, capendo che si trattava dell’orco, le aizzò contro i cani. Subito quella si trasformò in orco per lottare, ma ebbe comunque la peggio.

Ucciso l’orco, Fonzo cominciò a esplorare la grotta. Presto trovò Cannerolo, prigioniero insieme ad altre vittime dell’orco che il mostro stava tenendo a ingrassare in attesa di mangiarle. Fonzo liberò tutti; lui e l’amico tornarono ai rispettivi palazzi.

Da allora, vissero sempre felici, trovando spesso occasioni per vedersi a casa dell’uno o dell’altro.

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