grecia

Atteone

Atteone, figlio di Autonoe e nipote del re di Tebe Cadmo, era partito per una battuta di caccia insieme a un gruppo di amici.

Il sole era nel punto più alto del suo tragitto quando il giovane, dopo essersi allontanato dal resto del gruppo, raggiunse per caso una grotta naturale. All’interno, vi era un lago in cui Artemide, dea della caccia, stava facendo il bagno insieme a un gruppo di ninfe.

Vedendo il giovane, le ninfe si affrettarono a coprire con i loro corpi la nudità della dea. Tuttavia, essendo Artemide più alta di loro, il collo e la testa rimasero esposti alla vista di Atteone.

La dea avvampò allora per la vergogna e la rabbia e cercò con la mano il suo arco. Quando si accorse che era troppo lontano, schizzò il volto del giovane con l’acqua del lago.

“Vai!” gli disse “Vai e racconta che hai visto la dea Artemide nuda, se ci riesci!”

E mentre diceva queste parole, il corpo di Atteone cominciò a tramutarsi in quello di un cervo. Il giovane, senza capire cosa stava succedendo, provò a parlare, ma non riuscì ad articolare parole umane. Chinando il capo, vide il suo riflesso nell’acqua e si accorse della trasformazione.

Terrorizzato, cominciò a fuggire, ma presto i cani che aveva lasciato fuori dalla grotta gli furono addosso, credendolo una preda. Atteone provava a chiamarli per nome, ma dalla sua gola uscivano solo versi confusi. Intanto, i cani lo braccavano sempre più da vicino. Quando Atteone fu troppo stremato per continuare a correre, gli saltarono addosso e lo sbranarono.

La dea Artemide si considerò allora soddisfatta della sua vendetta.

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