patagonia

Il Benpettinato

Molto tempo fa, vicino al lago Nonthué, in Patagonia, un pastore si imbatté per caso in un cunicolo roccioso, all’entrata del quale si trovavano delle pepite d’oro.

Subito, andò al villaggio e raccontò la sua scoperta. Raccolse intorno a sé un gruppo di uomini e tutti insieme andarono a esplorare la grotta.

Dentro, vi trovarono una creatura mostruosa: dalla cintola in su, l’aspetto era quello di un uomo, con capelli fluenti e ben pettinati. Sotto, era invece un enorme serpente.

Tutti, a eccezione del pastore, furono così spaventati da quell’apparizione che caddero morti sul colpo.

Il pastore tornò a cercare altri compagni, ma coloro che lo accompagnarono nella seconda spedizione fecero la stessa fine di quelli della prima.

La terza volta, il pastore riuscì a convincere tutti gli uomini del villaggio a venire. Forti del loro numero, riuscirono così a catturare il mostro. Stavano per ucciderlo, quando si fece avanti una vecchia.

Il mostro, che fino a quel momento era stato zitto, si mise a parlare con lei. Disse che se gli uomini l’avessero ucciso, grandi disgrazie si sarebbero abbattute su di loro. Se invece lo avessero risparmiato, li avrebbe riempiti di oro.

Gli uomini accettarono di risparmiarlo; il Benpettinato iniziò allora a espellere pepite d’oro come se fossero escrementi. Tutti si precipitarono a raccoglierne il più possibile, a eccezione della vecchia. Lei e il Benpettinato rimasero a lungo a fissarsi come se si stessero passando qualche forma di conoscenza magica.

Infine, gli uomini del villaggio riportarono il Benpettinato alla sua caverna. Quando arrivarono all’entrata, vi trovarono però due alberi, in mezzo a cui si trovava un palo orizzontale a cui era appesa una pelle di guanaco. Subito, provarono grande sconcerto, perché sapevano che quello era il segno che indicava il luogo di sepoltura di un essere soprannaturale.

Voltandosi verso il carro su cui stavano trasportando il Benpettinato, si accorsero che era sparito. Anche della vecchia nessuno seppe più niente. Le pepite d’oro, invece, si erano tutte trasformate in escrementi.

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