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Li Chi e il serpente

Tanto tempo fa, in una regione montuosa Cina, un enorme serpente attaccava i viandanti per divorarli. La gente della zona viveva nel terrore del mostro e non sapeva come fermarlo.

Finché, una notte, il serpente apparve loro in sogno e disse che avrebbe smesso di attaccare bestie e uomini, a patto che gli fosse portata in sacrificio ogni anno una ragazza di dodici o tredici anni.

Così, per nove anni, figlie di criminali e schiave vennero sacrificate al serpente.

C’era un uomo, di nome Li Tan, che aveva sette figlie femmine. Quando, al decimo anno, i magistrati iniziarono a cercare ragazze per il serpente, la più giovane, Li, Chi, disse al padre che voleva offrirsi in sacrificio.

“Per voi, avere sette figlie femmine è una grande sventura” disse. “Io sono per voi inutile, consumo solo cibo e vestiti. Lasciate che mi sacrifichi; oltre a una bocca in meno da sfamare, vi daranno anche dei soldi come riscatto per avermi concessa al serpente.”

I suoi genitori si opposero; Chi decise allora di andare di nascosto. Ne parlò solo con sua nonna.

Prima che partisse, la nonna le diede delle palline di riso e una spada che era appartenuta al bisnonno di Li Chi. Le spiegò che per anni l’aveva custodita di nascosto, pronta a venderla se le cose si fossero messe male; ora però riteneva giusto darla a lei.

Chi si mise in viaggio e arrivò alla grotta del serpente. Con la spada, ricavò dieci pali appuntiti da dieci bastoni che trovò lì intorno. Poi mise una pallina di riso su ogni bastone; infine, si nascose dietro a delle pietre sopra l’ingresso della grotta.

Quando il serpente uscì, fu subito attratto dalle palline di riso e iniziò a mangiarle. Allora, Chi gli saltò addosso e infilzò la spada nella testa del mostro. Questo subito si scrollò la ragazzina di dosso, ma la spada rimase conficcata. Inoltre, quando Chi gli era saltata addosso si era abbassato d’istinto, e così anche i dieci pali gli si erano conficcati nel corpo. Per un po’ il serpente si dimenò a terra, sempre con meno forza, finché non morì a causa delle ferite. Li Chi entrò nella grotta e ritrovò i teschi delle nove ragazze sacrificate gli anni precedenti.
“È davvero una brutta cosa” disse “che siate morte solo per mancanza di coraggio.”

Li Chi tornò a casa. Quando la gente seppe che il serpente era morto, si organizzarono grandi feste. Il racconto della sua impresa si diffuse in tutta la Cina, tanto che lo stesso imperatore volle conoscere la ragazza e concedere grandi onori a lei e alla sua famiglia.

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